MESULES

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Dal passo Gardena mt.2121, verso sud, si sale la dorsale che porta al col de Frea (mt.2234), e da questo punto si prende a destra in salita verso l'ampio sbocco della val Culea
La si risale mantenendosi in sinistra (dx orografica), fino a giungere al canalino di uscita: occorre fare attenzione alle condizioni del colatoio, che spesso scarica anche con nevi assestate (condizione d'obblogo per realizzare la salita) e si presenta spesso ghiacciato.
Occorre quindi indossare i ramponi e il casco, e se risulta necessario a causa del vetrato anche la corda e un paio di chiodi da ghiaccio. Utili si rivelano due picozze.
Usciti dal canalino (circa mt.2600 - h 2,00), anche se la nostra futura direzione è verso destra (sud-ovest), che risulta troppo pendente, si sale in sx, dove la pendenza è minore per scongiurare qualsiasi scaricamento di neve verso chi sta sotto.
Sorry, your browser doesn't support Java(tm). A sinistra (est) a pochi minuti si trova la val Setus eventuale via di abbandono e il rif. Cavazza eventuale ricovero di emergenza.
Ora si compie un ampio giro, fino a lambire le pareti rocciose soprastanti, e si prosegue lungo la bancata occidentale del sella.
Di li a poco si scorge l'apertura della val Ciadin: attenzione all'imbocco, per non fare strada inutilmente (in caso di nebbia), che va preso subito in sx della valle per evitare un gradino roccioso che ne sbarra l'accesso.
Risalendo questo ampio vallone si raggiunge il passo dei Ciamorces a mt.2900(h 1,30-3,30), e piegando decisamente verso nord-est si sale ai quasi 3000mt. delle Mesules o sas dai Ciamorces (h 0,30-4,00).

La salita si svolge in ambiente selvaggio e nonostante i 900mt. di dislivello e le difficoltà tecniche che a annoverano nell'elenco degli O.S.A., è un itinerario che da molta soddisfazione, per la salita, per il fantastico panorama e per la lunghissima discesa.

Tolte le pelli si scende verso la sella del Pisciadù (mt.2908), che gia' si vede in sinistra (sud-sud-est), e di qui per il vallone giù fino al lago omonimo e al rif. Cavazza (mt.2585 - h 0,45).
Tenendo il lago e il rifugio sulla destra, piegare verso nord-ovest fino a raggiungere l'imbocco della val Setus (come riferimento c'è la baracca della teleferica che arriva da valle).
Il primo tratto di discesa, in alcuni tratti, è molto ripida (40-50 gradi) e i canaloni rocciosi, in genere colmi di neve, fanno un pendio unico abbastanza largo e sicuro.
Con poca neve evitate i due colatoi laterali, in quanto presentano dei salti di roccia abbastanza alti.
Superato questo tratto iniziale ora il pendio, decisamente più dolce, scende verso l'ormai visibile strada del passo Gardena.
La discesa è, nel complesso, una delle più entusiasmanti delle Dolomiti (come la Tofana di Rozes, il Sassopiatto e la Marmolada), il largo pendio della val Setus, così come il vallone del pisiadù, offre serpentine indimenticabili su neve quasi sempre perfette, se comunque ottimamente assestate.
Giunti allo sbocco (mt.2200 circa - h 1,00-1,45), dove la valle lascia le verticali pareti rocciose di contorno, si deve prendere una decisione: si può piegare in sx (nord-nord-ovest) e per saliscendi (pelli di foca?) raggiungere il col de Frea e scendere poi al passo Gardena, oppure seguendo il ns itinerario, e cioè in discesa fino a Colfosco.
Continuando il pendio diventa più largo ma più intricato; attraversa una zona di baranci (pino mugo), e precipita con innumerevoli canaloni verso il tornante della strada del Gardena a quota 1956.
Sconsiglio di prendere il canalone centrale, più ampio, perché pericoloso e invito invece a continuare in dx sulla dorsale più pronunciata, che a prima vista potrà risultare complicata, ma che poi oltre che semplice si rivelerà anche molto più sicura (in primavera, considerata la quota e l'ora di transito è oggetto di distacchi spontanei, con neve umida).
Arrivati al tornante (h 0,45-2,30), per prati di neve e piste da sci si raggiunge l'auto lasciata a Colfosco (mt.1580) presso il parcheggio vicino alla seggiovia Borest.