SIRFRANCISDRAKE

Non ti dimenticherò mai!


Oddio, ho un cane!
Ricordo l’esclamazione all’uscita del negozio di animali, quando mi resi conto di quello che avevo combinato.
Paolo, mio figlio, già da anni mi chiedeva un cagnolino e la mia risposta era sempre stata categorica: NO!
In quel periodo di undici anni fa Paolo ogni sera, dopo il lavoro, mi trascinava davanti al negozio di animali sotto casa per vedere i cuccioli di cane e gatto. Sempre con la stessa richiesta: Non ho nemmeno un fratello, comprami almeno un cane!
Una sera, forse ero un po’ più stanca del solito, riuscì a portarmi nell’interno del negozio per vedere da vicino due cucciolotti di una razza strana, Cavalier King Charles, che non avevo mai sentito nominare.
Appena dentro mi misero in mano un esserino lungo poco più di 10 - 15 cm, con un musetto da cartoni animati, tutto baci e carezze. Il furbacchione, appena sentì il calore della mia mano, mi diede due o tre leccatine e per me fu la fine. O meglio, l’inizio di una stupenda avventura!
Anche se ’Sir Francis Drake’, Drake per gli amici, era stato nominato pubblicamente il cane di Paolo, Lui si innamorò di me ed io di lui, perdutamente.
Sorridevo persino delle sue pipi sul mio tappeto preferito, cosa che in passato mi sembrava abominevole solo al pensiero, ed ero in ansia per ogni grattatina, tanto che lo ispezionavo centimetro per centimetro con la lente di ingrandimento per trovare chissà quale ripugnante pulce.
Drake ricompensava le mie premure con leccatine sempre più frequenti, salti di gioia ogni volta che rientravo dall’ufficio, tanto euforiche  che mi sentito una rediviva tornata da una lunga guerra.
Insieme abbiamo condiviso gioie e dolori: il chiaro di luna sulla scogliera, le lunghe passeggiate nei boschi, le battaglie con mio figlio adolescente, la mia disperazione per la morte di mio padre, la mia malattia. Lui era sempre li, silenzioso, ai miei piedi come a volermi dire: Non ti disperare, non sei sola. Ci sono anch’io a portare i tuoi fardelli.
Mi bastava prenderlo in braccio e stringere il suo corpicino per sentirmi più serena e a volte, anche nei momenti più tragici, riusciva perfino a farmi ridere con qualche suo buffo atteggiamento.
Poi si ammalò gravemente e nel giro di una settimana mi lasciò.
Le ultime ore della sua vita sono per me indimenticabili. Non immaginando che fosse arrivato alla fine, quel pomeriggio lo presi in braccio, quasi non camminava più, e lo portai sotto una grande quercia, per godere di un po’ di fresco in quell’afosa estate. Provai, sotto quella quercia, una pace e serenità indescrivibili: avevo lui, steso ai miei piedi, mentre leggevo il mio libro preferito, cullata dalla brezza estiva e dal canto degli uccellini, circondata da un paesaggio da favola.
Poi alla sera, la fine.  Ma un secondo prima di appoggiare il capino per terra per il suo sonno eterno, il suo ultimo sguardo fu per me, pieno d’amore.  Come per dirmi ciao me ne vado, anche se non voglio...
Ora  dorme tranquillo sotto i pini nel bosco e …. nel profondo del mio cuore. Ed anche se era solo un cane non lo potrò mai dimenticare.