GINO

Gino non c’ è più. L’ho portato a morire. Non era più vita la sua. Quasi non serviva il veleno: era così debole che l’anestesia, da sola, ha fatto il grosso. L’ho guardato negli occhi fino all’ultimo, accarezzandolo sotto il mento, come piaceva a lui. Avevo il cuore in gola ma volevo che fosse il mio viso l’ultima immagine prima di andarsene, e la mia mano, l’ultima ad ad accarezzarlo: il viso e la mano del suo padrone che tanto l’ha amato. Glielo dovevo, per tutta la compagnia che mi ha fatto in questi quattordici anni, per le ronfate sotto il mio piumone, e per i suoi enigmatici sguardi con quegli occhioni verdi Visitors che mi hanno ispirato più di un pensiero ee che poi si è fatto inchiostro. Grazie Gino, mi hai reso la vita più dolce.